Pietro Metastasio.
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IL NATAL DI GIOVE.
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Curatore: Bruno Brunelli.
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TRATTO DA: Tutte le opere di Pietro Metastasio. Volume 2.
1947. Mondadori Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo fornito da: Claudio Paganelli, Progetto Manuzio, iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
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Presentazione.
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Azione teatrale scritta da Pietro Trapassi detto Metastasio e rappresentata la prima volta con musica del Bonno negli appartamenti dell'imperial Favorita dalle reali arciduchesse Maria Teresa (poi imperatrice regina) e Maria Anna di lei sorella, dal real principe Carlo di Lorena e da una dama ed un cavaliere della corte, alla presenza de' sovrani, per festeggiare il giorno di nascita dell'imperator Carlo sesto, il d primo ottobre 1740, d'ordine dell'imperatrice Elisabetta.
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L'AUTORE.
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Pietro Metastasio (3 gennaio 1698, Roma - 12 aprile 1782, Vienna), pseudonimo di Pietro Antonio Domenico Bonaventura Trapassi,  stato un poeta, librettista, drammaturgo e presbitero italiano.  considerato il riformatore del melodramma italiano.
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ARGOMENTO.
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Nacque Giove, secondo le antiche favole, nel regno di Creta, e furono elette da' Fati alla cura di lui le due principesse Melite ed Amaltea. Da' prodigi mal intesi e dagli oracoli sinistramente interpretati, che precederono il giorno del gran natale, si argoment falsamente che fossero sdegnati gli di, e che una vittima illustre fosse necessaria a placarli. Fu grande l'inganno, ma non inutile; poich l'angustia ch'egli produsse rese molto pi viva la gioia della felicit inaspettata, esercit la virt delle due generose eroine, le dimostr degne di tanta gloria, e giustific la scelta del cielo.
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INTERLOCUTORI.
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AMALTEA e MELITE: Principesse reali di Creta.
CASSANDRO: sacerdote di Temide.
ADRASTO. capo de' Coribanti.
TEMIDE. dea della Giustizia.
CORO DI SACERDOTI E CORIBANTI.
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La Scena  nell'isola di Creta nel tempio di Temide, e nel bosco che lo circonda.
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SCENA PRIMA.
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Bosco sacro vicino al tempio di Temide.
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Melite, poi Adrasto.
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MELITE: E Adrasto ancor non viene? E ancor dal tempio Non torna alcun? Di, che sar! Di tanti E s strani portenti il senso oscuro Deh svelate una volta! Oggetto almeno Abbia il nostro timor...
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ADRASTO: Dov', Melite, La real tua germana? (affannato)
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MELITE: Impaziente Per la selva s'aggira.
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ADRASTO: Andiam; si cerchi: Fuggiamo...
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MELITE: Aim!
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ADRASTO: Ritroverem nel porto Qualche legno opportuno. Ovunque il Fato Voglia condurvi, ecco in Adrasto il vostro Custode e difensor.
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MELITE: (Tremo).  compito Il sacrifizio?
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ADRASTO: Ah no! Fugg ferita Di man de' sacerdoti La vittima muggendo, e della dea Nube improvvisa il simulacro ascose.
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MELITE: Ma si  spiegato il Ciel? ADRASTO: Pur troppo. Ei sdegna Le vittime volgari. Una di voi Dimanda in sacrifizio...
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MELITE: Ah come!
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ADRASTO: Oh Dio! Partiam. Se giunge il sacerdote, in vano Salvarvi io bramer.
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MELITE: Fermati, e dimmi Dell'oracol funesto Il preciso tenor.
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ADRASTO: (Che pena!)  questo: 'Creta a render felice indarno a' numi Queste vittime offrite. Ha destinato Onor s grande al regio sangue il Fato.'
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MELITE: Dunque il Ciel non decide Fra la germana e me? (pensando)
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ADRASTO: No.
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MELITE: Basta dunque Una sola di noi perch si cangi Della patria il destin?
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ADRASTO: Ma, principessa, Tempo or non  di trattenersi.
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MELITE: (s'incammina risoluta)  vero.
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ADRASTO: Che fai? Per quel sentiero Ad incontrar tu corri il proprio scempio. Questa via guida al porto.
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MELITE: E questa al tempio
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ADRASTO: E che pretendi mai?
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MELITE: De' numi al cenno Pronta ubbidir: col mio morir, felice Render la patria oppressa; Salvar voi tutti ed eternar me stessa.
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ADRASTO: Giusti di! Chi t'inspira S funesto disegno?
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MELITE: La gloria e la piet.
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ADRASTO: Ma pensa...
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MELITE: Io penso Che il voler degli di  colpa esaminar: che a noi rispetto Denno i pi bassi, e noi dobbiamo a loro Esempi di virt: che il bene altrui  la pi degna cura D'un'anima real: che resta in vita Chi conserva morendo i regni interi. Questi fur, questi sono  miei pensieri (volendo partire)
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ADRASTO: Ah no, perdona; io tollerar non deggio...
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MELITE: Ol, rammenta, Adrasto, Chi sei, chi sono, e non opporti.
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ADRASTO: Oh Dio! Sai che partendo a me fid la cura Il real genitor de' vostri giorni. Che mai dirgli dovr quand'ei ritorni?
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MELITE: Digli che il sangue mio Per l'altrui ben versai: Digli che a morte andai, Ma senza impallidir: Che son felice appieno Se conseguir poss'io Ch'ei di tal figlia almeno Non s'abbia ad arrossir, (parte)
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SCENA SECONDA.
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Adrasto, poi Cassandro.

ADRASTO: Mi opprimono in tal guisa La meraviglia e la piet...
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CASSANDRO: Vedesti Le principesse, Adrasto? Io ne vo in traccia, Ma trovarle pavento.
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ADRASTO: Or verso il tempio Melite s'invi.
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CASSANDRO: N sa qual sorte...
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ADRASTO: Tutto sa, nulla teme, e va contenta Per la patria ad offrirsi.
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CASSANDRO: Oh generosa, Oh eccelsa donna! Ed Amaltea?
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ADRASTO: Fin ora Il reo destin della germana ignora.
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CASSANDRO: Che dir, quando il sappia, ella che l'ama Pi di se stessa, e che non sa da lei Viver lungi un momento?
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ADRASTO: Eccola.
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CASSANDRO: Addio. Non ho cor d'incontrarla, (vuol partire)
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SCENA TERZA.
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Amaltea e detti.
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AMALTEA: Ove t'affretti? Perch fuggi da me? Ciascun m'evita Dunque cos? Che avvenne mai? Spiegossi Forse la dea nemica? Che impone?
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CASSANDRO: Adrasto il sa.
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ADRASTO: Cassandro il dica.
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AMALTEA: Eterni di! Qual mai funesto arcano E quel che a me nascondi? (a Cassandro) Perch cangi color? Parla, rispondi.
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CASSANDRO: Perch... Sappi che il Ciel... Vorrei spiegarti... Oh Dio! non sdegnarti: Lo vedi, lo senti, Non trovo gli accenti, Non posso parlar. Il cenno rispetto; Ma come spiegarmi, Se l'alma nel petto Mi sento gelar? (parte)
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SCENA QUARTA.
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Amaltea ed Adrasto.
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AMALTEA: Quel pallido sembiante, Quel tronco sospirar, quelle confuse E in mezzo al profferir voci interrotte Gelar mi fanno.  una piet crudele Celarmi una sventura, Perch cento ne finga il mio timore. Parla: ho sofferto assai Quel silenzio crudel. ADRASTO:    Vittime umane... Illustre sangue... (Oh Dio!) Dimanda il Ciel da noi.
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AMALTEA: Dimanda il mio?
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ADRASTO: Sicura  la tua vita. Il dubbio ha sciolto Gi l'illustre Melite.
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AMALTEA: Aim! Che dici? Ella dunque morr?
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ADRASTO: S, per salvarti Offre se stessa al sacrifizio.
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AMALTEA: E crede Di salvarmi cos? Spera ch'io sappia Viver da lei divisa? Ah mal conosce La tenerezza mia. Viverle accanto Fu il primo interno voto Che formasse quest'alma; il primo accento Che m'uscisse da' labbri Fu il nome suo. Da quel momento istesso Che di viver m'avvidi, Seppi d'amarla; e un egual ben mi parve E la vita e l'amor. Tutti con lei Fin or gli affanni miei, Le mie gioie ho diviso, i miei pensieri; E pretende or lasciarmi? Ah non lo sper.
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ADRASTO: Senti; ove corri?
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AMALTEA: Al tempio, Ad offrirmi in sua vece.
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ADRASTO:  tardi: il loco Gi Melite occup.
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AMALTEA: Forse alle mie Preghiere il ceder. Nulla fin ora Seppe negarmi il suo bel cor.
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ADRASTO: T'arresta, Il dolor di lasciarti Tu le rinnovi in van. Le sacre bende Se ha gi sul crin, se al simulacro innanzi Ella gi pronunzi le voci estreme, Che farai?
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AMALTEA: Che far?... Morremo insieme. A' giorni suoi la sorte Congiunse i giorni miei: Vissi fin or con lei, Voglio con lei morir. S'ella da me s'invola, Ch'io resti a pianger sola?
Ah non sarei s forte, Ah nol potrei soffrir! (parte)
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SCENA QUINTA.
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Adrasto solo.
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ADRASTO: Ed a virt s grande Insensibili in Ciel saranno i numi? No, possibil non . Chi 'l crede, oltraggia La giustizia immortal. Torbido e nero Bench il Fato minacci, io non dispero. D'atre nubi  il sol ravvolto, Luce infausta il ciel colora; Pur chi sa? quest'alma ancora La speranza non perd. Non funesta ogni tempesta Co' naufragi all'onde il seno: Ogni tuono, ogni baleno Sempre un fulmine non . (parte)
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SCENA SESTA.
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Magnifico e luminoso tempio di Temide, dea della Giustizia. Da un lato ara accesa innanzi al simulacro della dea. Intorno ministri del tempio che sostengono sopra aurei bacili le bende, i fiori e gli altri stromenti del sacrifizio.
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Melite, Cassandro, e seguito di nobili donzelle.
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CASSANDRO: Magnanima eroina, onor del trono, Della patria sostegno e vincitrice D'ogni debole affetto, ecco il momento Di porre in guardia al core Tutte le tue virt. Tu devi...
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MELITE: Amico, Con queste voci in vano T'affanni a sostener la mia costanza; Non temer che vacilli. I fior, le bende Adattami sul crin: pensa il tuo sacro Ministero a compir con man sicura, E lascia a me del mio dover la cura.
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CASSANDRO: Adempi, anima grande, Dunque il sacro costume: Offrano i labbri tuoi te stessa al nume.
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MELITE: Giusta dea, morir vogl'io. Ah! conservi il morir mio E la patria e 'l genitor. Giusta dea...
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SCENA SETTIMA.
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Amaltea, Adrasto e detti.
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AMALTEA: Sospendete, Ministri, il sacrifizio.
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MELITE: (Aim!)
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AMALTEA: La fronte
A me di fiori a coronar venite:
La vittima son io, non  Melite.
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MELITE: (Soccorrimi, Cassandro:
Vaciller, s'ella non parte).
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CASSANDRO: (ad Amaltea)  tardo,
Principessa, il tuo voto: ella primiera
S'offerse al nume, e non  pi permesso
La vittima cangiar.
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AMALTEA: Permesso almeno
Fia di morir con lei.
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CASSANDRO: No: due non lice
Ch'io sveni in un sol giorno ostie reali;
Parti.
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AMALTEA: E a me si contende
Anche il morir? Cedimi tu, germana,
Cedimi tu quel loco. In premio il chiedo
Del tenero amor mio.
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MELITE: (Che pena!)
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AMALTEA: Oh di!
Perch non mi rispondi?
Perch...
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MELITE: Parti, Amaltea. (senza mirarla)
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AMALTEA: Ch'io parta? E quando
Meritai l'odio tuo? Da te mi scacci
Senza mirarmi in volto?
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CASSANDRO: Ah, principessa,
Di teneri congedi
Tempo or non . Va, non turbarla. Al Fato
L'opporsi  van.
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AMALTEA: Deh, se per me ti resta...
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MELITE: Lasciami per piet, (senza mirarla)
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AMALTEA: Ma dimmi addio,
Ma guardami, inumana. Ah! non credei
Che la tua crudelt giungesse a tanto.
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MELITE: (Se a lei mi volgo, io non trattengo il pianto)
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AMALTEA: Vuoi per sempre abbandonarmi?
Non ti muove il dolor mio?
Puoi negarmi un solo addio?
Questa  troppa crudelt.
Dimmi almeno: io t'abbandono;
Dillo almen con un sospiro;
Ch nemiche, oh Dio! non sono
La costanza e la piet.
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MELITE: Sentimi. (Io pi non posso
Resistere a quel pianto). Ancor non sai
Che la parte pi cara
Sei tu dell'alma mia? che al Ciel dovuti
Or son affetti miei? che, s'io ti miro,
Gli usurpi al Ciel? Dovea bastar la pena
Che il tacer mi cost. Volesti a forza
Vedermi indebolita: hai vinto, io piango:
Sarai contenta. Il sacrifizio almeno
Pi non turbar. Va. Per la patria io moro;
Tu per lei vivi ore felici e liete.
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AMALTEA: Oh Dio!
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MELITE: Dammi un amplesso, e poi... (l'abbraccia)
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ADRASTO: Tacete.
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MELITE: Che avvenne?
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CASSANDRO: Il ciel balena.
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ADRASTO: Si scuote il tempio, e luminosa scende
Una nube dall'alto.
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AMALTEA: Che fia!
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MELITE: La nostra sorte
Forse cangia sembianza.
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ADRASTO: Ah secondate, o di, la mia speranza!
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SCENA OTTAVA.
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Al suono di maestosa sinfonia si vede scendere un gruppo di dense nuvole che giunte innanzi al simulacro si diradano a poco a poco e scuoprono la dea che nascondevano.
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Temide e detti,
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TEMIDE: Lungi, illustri eroine, Lungi il dolor. Bastanti prove ormai Di la vostra virt. Parlovvi oscuro Fin ora il Fato: or le sue cifre io svelo. Di gloria oggi col Cielo Creta contenda. Oggi il maggior de' numi Con invidia degli astri Questo terren del suo natale onora. Giove  fra voi: n tutto dissi ancora. Alla cura di lui, germane eccelse, Voi foste elette, e non osar gli di Di gareggiar con voi; tanto fra loro La virt si rispetta. Al monte ido Drizzate i vostri passi; e in quelle balze, Ove un'aquila altera Gi di fulmini armata il vol raccolga,
Ivi Giove vagisce. Andate; e prenda Aspetto pi giocondo In d cos felice e Creta e il mondo. Bell'alme al Ciel dilette, S, respirate ormai; Gi palpitaste assai:  tempo di goder. Creta non oda intorno, Non vegga in s bel giorno Che accenti di contenti, Che oggetti di piacer.
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(si chiudono di nuovo le nuvole, sollevansi in alto e si dileguano)
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SCENA ULTIMA.
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Mite, Amaltea, Cassandro, Adrasto, e Sacerdoti.
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ADRASTO: Oh Creta!
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AMALTEA: Oh giorno!
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ADRASTO: Oh noi felici!
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AMALTEA: Il Fato Mal spiegasti, Cassandro.
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CASSANDRO:  ver, ma forse Opra del Ciel fu l'error mio. Si volle Esercitar la virt vostra.
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AMALTEA: Or vieni, Germana, a queste braccia: or mi son cari Gli amplessi tuoi... Ma nel comun contento Prendi s poca parte? Esulta ognuno, Tu confusa mi guardi, e piangi e taci?
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MELITE: Non sono i grandi affetti i pi loquaci. Non so dirti il mio contento: Si confonde il pensier mio Fra que' teneri ch'io sento Dolci moti del mio cor. Mille affetti uniti insieme
Fanno a gara in questo petto: V' la gioia, v' la speme, V' il rispetto e v' l'amor.
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ADRASTO: Chi mai creduto avrebbe Che da tanto timor nascer dovesse Tanta felicit!
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CASSANDRO: Che a questo lido, Che a questo d serbato Fosse onor s sublime!
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AMALTEA: Ah pi nel giro Di questo tempio ascosa Non resti ornai la gioia nostra. Io sento Che dal cor mi trabocca: io gi vorrei Descriverla a ciascun: ne bramo a parte Qualunque clima al nostro clima occulto. No, quel dolce tumulto Che nasce in questo d fra' miei pensieri, Io descriver non so. Mi trovo in mente Cento felici idee. Mille in un punto Voti, augri e speranze Formo nell'alma mia. Vorrei dir tanto, Che nulla io posso dir. Venite: andiamo, Germana, al nostro Giove. Innanzi a lui Si parla anche tacendo. Ei sa per noi Che giorno  questo: ogni pensier sepolto E tutto il cor ci legger nel volto.
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CORO: Di questo d l'aurora Qualor far ritorno, La terra esulter. Rammenterassi ognora Che deve a un s gran giorno La sua felicit.
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FINE.